Napolicaput - Dialetti e diletti
© Laura Guarino

Il  napoletano è una lingua che ti sazia


Napoli è un oscillare continuo tra due confini, di amore e odio, a volte sfumati, a volte netti. Dovendo parlare in più puntate della lingua napoletana, prima dei dovuti accenni di carattere storico e linguistico, ritengo doverosa una bella mangiata che ci fornisca le giuste energie per questo viaggetto! Partiamo dalla tavola perché il napoletano più che un dialetto è una lingua gustosa, che ti sazia. Lingua potente, quasi esplosiva, mentre lo si parla ti si riempie la bocca, ed anche il cuore. Come prima tappa scelgo la pizza margherita perché è uno degli emblemi dell'Italia nel mondo e per un'altra ragione. Il nome della famosa pizza mi porta curiosamente a pensare all'omonimo fiore e all'antico gioco che tutti noi abbiamo fatto con i suoi petali. M'Ama/non m' ama. Lo stesso oscillare tra 'amore o odio che suscita Napoli, di cui prima vi ho parlato. Allora vi propongo di provare a mangiare una margherita preparata come si deve. Proverete amore e l'unica domanda che potrete mai porre, spicchio dopo spicchio, sarà: smetto/ne mangio ancora? Dopo la pizza, per terminare in dolcezza il nostro viaggio, suggerirei di assaporare una sfogliatella. A questo punto bisogna solo decidere quale. Le indecisioni possono essere ad esempio di questo tipo: Mangio la sfogliatella riccia o quella frolla? Scegliere quale mangiare, oltre che di palato, è una questione di filosofia. Mangiare la riccia indica maggiore voluttà, sensualità. Si da un morso e si va subito al sodo: la sfoglia croccante, la sua ruvidità immediata, è passione allo stato puro. Si “aggredisce” e ci si lascia “aggredire”. Mangiare la frolla invece è dolcezza, calma. Con un morso la si sveste delicatamente e se ne apprezza la dolcezza, lasciando che ci conquisti poco per volta. E allora quale scegliere? Vi saluto con questo "dolce dilemma", alla prossima e ricordate: Il napoletano è una lingua gustosa che ti sazia nel cuore, come abbiamo visto, ma anche nell'animo, come vedremo presto.


Giovanni Schiavone

Quando si viene a Napoli, conoscere un minimo di quella pittoresca parlata locale vi apre scenari assolutamente unici 

Giovedì, 23 Aprile 2015 10:04

Sulo a Napule ‘o sanno ffà… di Carlo Fedele

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Se per Charles Maurice de Talleyrand, principe di Benevento nominato da Napoleone, un buon caffè doveva avere quattro qualità: «nero come il diavolo, caldo come l'inferno, puro come un angelo e dolce come l'amore...»

 

Mercoledì, 01 Aprile 2015 16:12

'A pastiera, già ne sento ll'addore... di Carlo Fedele

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Se non fossi nato a Napoli, amerei i napoletani per la creatività con la quale descrivono tutte le loro storie, rendendole vive e palpitanti all'orecchio e alla vista anche quando si tratta di storie inventate di sana pianta.

Lunedì, 30 Marzo 2015 14:04

"Nu panaro chino chino tutt''e fravule 'e ciardino"

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"So' d''o ciardino 'e fravule. Fravule fresche, fravule, fra'!"... Era una delle tante voci che i venditori ambulanti spargevano nei vicoli e nei mercati di Napoli e provincia.

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