Mercoledì, 17 Settembre 2014 00:00

Mamma, Papa´ e babbà

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© Laura Guarino © Laura Guarino

Ci penso e mi rendo conto che è più forte di me: adoro mangiare. Mi piace la buona cucina. Del resto credo di non essere l'unico. 

Però ho la fortuna di assaporare già mentre parlo, o ascolto: ormai lo dovreste sapere che il napoletano è una lingua gustosa Ieri passeggiavo per le strade del centro, quando le mie narici mi hanno messo in allerta: ero nei pressi di una pasticceria. Volgo lo sguardo verso la vetrina e gli occhi mi si illuminano. Ho deciso: mi concederò un dolce. Ma quale?... Fa caldo, la bocca è impastata... un babbà, come si dice in napoletano è l'ideale. Una specie di fungo, un cappello da chef, o monsù come si dice a Napoli, morbido al punto da essere una carezza, ed imbevuto di rum... 'O babbà... al pari di mamma o papà, è una di quelle parole che i bambini imparano subito a pronunciare... perché si sa: si comincia a parlare dall'amore, dalla dolcezza... 'O babbà... Sorpresi?: parlando napoletano, si parla anche polacco. Come è stato possibile ciò?: ebbene, secondo la leggenda, il re Stanislao di Polonia, suocero di Luigi XV di Francia, rielaborò per questi il Kugelhupf (in polacco babka), un dolce a forma di ciambella tipico dell'Alsazia. Lo bagnò con del vino ungherese... et voilà... Naturalmente è solo una leggenda e ve ne sono altre, ma di fondo risultò vincente l'idea di bagnare un dolce asciutto con del liquore... Il resto è storia, una storia di contatti fra la cultura francese e quella napoletana, soprattutto in ambito culinario, come testimonia il napoletanismo monsù. Grazie a questi contatti il nostrò babà già nell'ottocento impreziosisce i palati aristocratici napoletani e nel tempo, nella forma classica o con delle varianti, è giunto ad impreziosire i palati di tutti. C'è dell'altro però. 'O babbà è ormai a pieno titolo una delle tipicità di Napoli ed il legame fra questo dolce e la città è ulteriormente sottolineato da due elementi: al suo interno è poroso proprio come la città nel suo sottosuolo. Perciò mi piace raffiguarmelo come una sorta di buon augurio per città: nei suoi interstizi può fluire di tutto, anche le cose belle che la rendono unica come il rum con il babà. Infine, vi ricordo un modo di dire, un'ulteriore testimonianza del legame della lingua napoletana ed il cibo. Alla fin fine si parla con la bocca, proprio come si mangia. Sapete a Napoli come si evidenzia che una persona, un oggetto, un comportamento sono qualcosa di talmente bello, delicato, dolce al punto da suscitare ammirazione e affetto?: con l'espressione è 'nu babbà!... quasi quasi ne mangio un altro... perché è 'nu babbà!

Letto 1313 volte Ultima modifica il Mercoledì, 17 Settembre 2014 13:16

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