Martedì, 28 Luglio 2015 12:06

Faciteve 'na rattata di Carlo Fedele

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Come si faceva un tempo a rinfrescare le bevande senza quel... benedetto frigorifero?

L'uomo, alla ricerca del freddo conservabile, accatastava neve e ghiaccio... ma a Napoli ovviamente questo era impossibile per la mancanza di... materia prima.

La scienza arrivò poi a produrre ghiaccio artificiale, dando vita ad una industria ed all'inevitabile conflitto con i venditori di ghiaccio naturale.

Chi non ha nei suoi ricordi l'uomo col carretto che distribuiva le stecche di ghiaccio (anche mezza o un quarto), o le fette d'anguria appoggiate sulla stecca o il macinino del ghiaccio a manovella per la granita, prodotta talvolta grattando la superficie della stecca, la grattachecca dei romani e "'a rattata" di noi napoletani?

Il ghiaccio veniva prodotti  in pani lunghi un metro, cm 20x20 di lato,  stoccato in paglia di riso che funzionava da  impermeabilizzante  e  non produceva muffe,  trasportato su carretti dopo aver avvolto i vari pezzi in pesanti teli di juta, tipo sacchi.   La fornitura era rivolta a osterie, rivendite di  generi alimentari e privati,  si tentava di rinfrescare acqua, bibite varie e prodotti facilmente deperibili sistemandoli dentro un cassone di legno chiuso, rivestito all’interno di fogli zincati, dove su dei listelli di legno venivano poggiati delle stecche di ghiaccio artificiale tagliate a metà.

Il ghiaccio serviva anche  a preparare la granita casalinga. Non  esisteva il tritaghiaccio  ma  un  pezzo non troppo grosso veniva posto in una tela molto spessa e con il martello lo si frantumava.  Posto in un bicchiere  o una scodella, vi si versava un  pochino di sciroppo di menta   o di amarena e  la granita era pronta   Non importava  se il ghiaccio non era  di grana sottile e uniforme.  Più era grosso più sarebbe durato.

Chi vendeva ghiaccio alle famiglie disponeva generalmente di un seminterrato molto fresco e le stecche di ghiaccio venivano sistemate dentro le casse di legno.

Coloro che si recavano 'a accattà 'o gghiaccio per non congelarsi le mani, portavano 'na mappina da casa e se la stecca era intera se la caricavano su una spalla. Immaginiamo quanta artrosi c'era in giro all'epoca...

Ricordo, io piccolino, accompagnato da qualche fratello più grande, quando a casa di ghiaccio ne serviva in abbondanza specie in occasione di qualche festa con parecchi invitati, ci recavamo presso il Ponte di Sant'Antonio a Mergellina dove c'era un rivenditore di ghiaccio. Per fortuna che si abitava a due passi...

In casa il pezzo di ghiaccio acquistato veniva ulteriormente tagliato, lavato e messo direttamente nella vasca da bagno ben pulita e dove comunque era stata adagiata qualche lenzuola. Meloni e bibite  riempivano la vasca in attesa di essere consumati freschi. Rotto a pezzi con un martello il ghiaccio riempiva brocche di vino bianco cu 'a percoca e ulteriormente triturato veniva sparso sui vassoi con le angurie.

E pensare con quale naturalità si effettuavano un tempo queste che oggi per molti sono fatiche... Certo, la comodità, indispensabile del frigo, ma vuoi mettere il sapore particolare di quei tempi e quelle piccole azioni quotidiane che a pensarci ti mettono, a maggior ragione visto l'argomento, 'o friddo 'ncuollo?

Faciteve 'na rattata, ca è meglio... quando fa troppo caldo...

 

di Carlo Fedele

Letto 604 volte Ultima modifica il Martedì, 28 Luglio 2015 12:11
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