Martedì, 28 Aprile 2015 12:53

Un richiamo appetitoso e… Fortunato di Carlo Fedele

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© Laura Guarino © Laura Guarino

Fortunato (Bisaccia di cognome) "tene 'a rrobba bella, 'nzogna nzò! " ... Anzi, teneva, perché Fortunato è venuto a mancare nel 1995.

A questo pittoresco personaggio e ai taralli tipici napoletani, quelli "'nzogna e pepe" (sugna e pepe), Pino Daniele dedicò una straordinaria canzone dal titolo "Furtunato" contenuta nell’album "Terra Mia" del 1977.

Fino ai primi anni 80 girava per le strade di Napoli con il suo carrozzino da neonato, ripieno di taralli nascosti da una coperta per tenerli al caldo in una cesta di vimini con una piccola scritta sul davanti: " La ditta Fortunato resta chiusa il lunedì ".

Già, un giorno doveva pur riposare, come tutti i lavoratori del resto, e Fortunato sì che lavorava...

La sua voce echeggiava per le strade, da Montesanto, "dint'a Pignasecca", a Piazza Dante a Piazza Carità, per Via Toledo e in tutti i vicoli adiacenti a queste strade dal martedì alla domenica. Chiamava a gran voce le "sue" donne: "Rosà!, Marì; Carmè!" e queste si affacciavano ai balconi calando il paniere per accogliere i suoi taralli che emanavano un profumo intensissimo.

Massimo Andrei scrisse un libro sulla sua vita, il grande Pino una canzone... tutti lo conoscevano e tutti, almeno quelli che hanno avuto la fortuna di incontrarlo, lo ricordano con piacere e anche con un po' di malinconia per qualcosa che è scomparso per sempre ma che fa parte comunque delle nostre radici.

Ogni "tarallaro" portava con sé la sua cesta in spalla per vendere i taralli in strada ai passanti gridando a gran voce "Taralle, taralle cavere!". Fortunato si serviva del passeggino, un marchio di distinzione per un tarallaro doc in servizio dal dopoguerra fino alla fine degli anni ’80.

Fortunato fu certamente l’ultimo venditore girovago di taralli, sempre allegro e gioviale; tuttora ci sono venditori di taralli a Mergellina sul lungomare (ma rigorosamente nei propri chioschi), oppure nelle panetterie o in qualche osteria, ma ci manca un Fortunato... L'ultimo tarallaro, sembra il titolo di un film.

"Furtunato" era un'anima della città, i suoi taralli "spugnati" una volta nell'acqua di mare e poi non più, per ovvie ragioni, trovarono in anni recenti la proprio "morte" annegati nel classico bicchiere di birra.

Fortunato Bisaccia, un ometto piccolo e grassoccio, dalle gambe arcuate e dal volto segnato dalle rughe, racchiudeva l’essenza, la storia e lo spirito di adattamento di un popolo in difficoltà ma che ha sempre saputo "arrangiarsi".

Le sue grida si diffondevano attraverso i vicoli di Napoli e regalavano un sorriso a tutti i passanti. Eppure non aveva avuto una vita facile. Orfano di madre, reduce di guerra, non aveva mai perso il buon umore e la straordinaria vitalità dei napoletani.

Un uomo integro ed onesto che nonostante le mille difficoltà non era mai sceso a compromessi e che, spingendo quel suo carretto, raccontava storie, aneddoti, fatti di una Napoli che ieri, come oggi, alza la testa e va dritta per la sua strada.

"Saluta 'e ffemmene/ a’coppa ‘e barcune/ viecchie, giuvene e guagliune/"... ne cantava le lodi Pino Daniele.

Certo che un poco ci manca, per la qualità di quei taralli, i suoi, sempre caldi e friabili, per quella voce antica insostituibile.

"Furtunato tene 'a rrobba bella, 'nzogna nzò! ", anzi, teneva. Ma chi s''o po' scurdà?

 

 

di Carlo Fedele

 

Letto 831 volte Ultima modifica il Martedì, 28 Aprile 2015 15:46

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