Giovedì, 08 Ottobre 2015 12:20

5 Puntata: In una piccola terrazza al sole

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E come una piccola Budda del lavoro emigrato e un po' sfigato, eccomi, dopo tante esperienze, alla fine trovare la mia dimensione lavoemigrativa.

 

Il bar dove sono sbarcata si trova al centro della città ed è gestito da un uomo d'altri tempi. Venuto da lontano in un tempo lontano si è stabilito a Tubingolandia e, a differenza di tanti altri italiani, che vivono in terra straniera col malinconico e persistente ricordo del Bel Paese, lui si è perfettamente integrato. 

Possiede un bar semplice dalle grosse vetrate in legno, bello e pieno di luce e fa il caffè più buono della città. Non credo però che sia questo il segreto del suo successo. I tedeschi lo amano per le storie che racconta e lo ascoltano affascinati sorseggiando le loro bevande calde. Le donne di ogni età, invece, impazziscono per la sua galanteria. Sorridono ritrose, abbassano gli occhi e sono felici che qualcuno ha notato la bellezza che in qualche caso hanno scordato di avere.

Qui sono stata accolta e ho trovato un po di stabilità e serenità. 

Mi sono a dir poco appropriata di un angolo meraviglioso della città, una terrazza con un enorme albero. Quest'albero l'ho amato tantissimo e mi ha fatto compagnia. Nelle mattine pigre in cui mi accingevo a ripetere la solita routine mi piaceva osservarlo. Vedevo sempre qualcosa di nuovo, era incredibile come cambiasse li sotto i miei occhi pure restando sempre lo stesso albero. 

Vivere  all'estero  in un contesto di non integrazione ti fa perdere un po' di vista il tempo e tanto altro. Credo che quell'albero mi abbia dato una grossa mano a mantenere i nervi saldi. Mi indicava gentile che pian piano, anche se le mie giornate scorrevano tutte uguali, di bocciolo in bocciolo, di foglia in foglia, poi cade la foglia. Il tempo e le stagioni passavano. 

E´ stato proprio qui, su questa terrazza, che mi è venuta voglia di scrivere. I pensieri scorrevano come fiumi nella mia testa e volevano esplodere dai margini. Così appena avevo tempo, riempivo il mio blocco delle comande di pensieri, storie e favole.

Per rendere il lavoro più interessante mi divertivo ad esaminare i clienti. Dalla faccia cercavo di indovinare quanta mancia mi avrebbero lasciato, e spesso, udite udite, indovinavo! Invece, coi molti abitudinari mi divertivo a ripetere nella mia testa il solito ritornello della loro ordinazione. La facevano sempre con lo stesso tono e usando le stesse identiche parole. Col mio grembiule bianco mi piaceva osservare le persone. Le differenze del modo di fare dei tedeschi rispetto a noi italiani. 

Lì ho capito che qualsiasi lavoro, fatto con amore e con ritmi umani, può essere una bella esperienza.

 Con le colleghe non era spesso facile avere un rapporto d'amicizia o quanto meno di cordialità a causa delle mance che in Germania si chiamano trinkgeld. Qui i clienti lasciano mance piuttosto consistenti e a fine giornata lavorativa fanno la differenza. Molte colleghe erano quindi a dir poco agguerrite, pronte a scaraventarti in aria con una vassoiata pur di accaparrarsi un cliente in più. 

Tutte tranne Liza.

Liza era pratica e per il vivi e lascia vivere. Di fronte al problema delle colleghe avvoltoio, lei guardava l'aspetto positivo della vicenda: poteva lavorare di meno e riposarsi! Io e lei all'inizio non eravamo molto amiche. Siamo apparentemente molto diverse, io pensavo irrimediabilmente. Pian piano invece ho imparato a conoscerla e siamo diventate grandi amiche. In lei vedo aspetti di me, che mi fanno tenerezza e che me la fanno sentire vicina.

Tra alti e bassi e passando a lavorare dentro d'inverno, ho lavorato qui per più di un anno. 

Fino a fare il cambio di staffetta, ovvero passare a lavorare coi tedeschi!  

Letto 377 volte Ultima modifica il Giovedì, 08 Ottobre 2015 13:38

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