Giovedì, 17 Settembre 2015 14:29

Quarta puntata: I primi approcci pseudo-lavorativi

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© Laura Guarino © Laura Guarino

Appena sbrigate le faccenduole burocratiche, da brava emigrante che si rispetti, è iniziata una ricerca confusa e rocambolesca di un  lavoro.  

Credo di essermi sentita un po' come quando ero bambina e per gioco con le mie sorelle fingevo di essere una contadinella venuta dalla campagna per vendere ai malcapitati passanti i limoni del nostro giardino.  L'ho presa un po' come un gioco,  come se fossi la protagonista di un film: la piccola fiammiferaia tra la neve e il gelo che cerca il suo focolare... lavorativo! 

Mi trovavo catapultata in una realtà e una situazione del tutto diversa da quella che avevo lasciato e che, oltre a farmi un po' paura, mi rendeva anche curiosissima. Lo so, lo so...  la storia delle piccola fiammiferaia è un tantino triste e dal finale non lieto. In questo caso invece non ci sono stati drammi di sorta, considerato che avevo con me sempre una buona scorta di fiammiferi! Dopo aver ricevuto numerosi NO, tra la neve che cadeva a palate, affrontata a suon di bollenti Kaffee e vin brûlé, mi imbarco nelle prime esperienze pseudo-lavorative alemanne.

 

Inizio con un periodo di prova presso un italiano, emigrato di vecchia guardia,  che mi propone un lungo apprendistato gratuito per iniziarmi ad una promettente carriera di schiaveriera. Dopo qualche giorno sono scappata a gambe levate ma devo dire che mi è dispiaciuto molto lasciare quell'ambiente quanto meno pittoresco. Oltre al capo, viscido e pappone,  il posto vantava un personale non meno interessante.  La cuoca era praticamente la sorella gemella,  separata alla nascita, dal mitico Igor di Frankenstein Junior.  Mentre la figlia del capo, che faceva la cameriera, vestita rigorosamente sempre di nero,  aveva un eterno grugnito stampato sul volto, per questo soprannominata da me e mia sorella  Rottweiler. Credo in tutta sincerità che Rottweiler non abbia mai sorriso in vita sua. Anzi, a dirla tutta, credo che il mondo non sia ancora preparato a questo evento e così i suoi muscoli facciali. Dovesse mai succedere, immagino scene apocalittiche, si aprirebbero varchi nel mezzo degli oceani e si sovvertirebbero tutte le leggi del mondo. 

 

Passo così velocemente ad un'altra esperienza lampo altrettanto colorita. Un ristorante in periferia gestito da una donna bassa e grassoccia dal lungo e unto capello raccolto in un amabile chignon, anche lei emigrata di vecchia generazione che si presentò a me e mia sorella come una sorta di benefattrice. Ci avrebbe aiutato, che carina. Lo fece offrendoci la possibilità lavorare 10-12 ore al giorno per la modica cifra di 50 euro. Il marito, pur essendo una brava persona, alzava un tantino spesso il gomito e ci rallegrava con suoi deliri da alcool.  Quel posto, nonostante io lo trovassi triste e squallido, era frequentatissimo e sempre gremito di persone. Sarà che faceva molto italienisch Restaurant Clichè o sarà perché l'agire umano resta spesso a me misterioso, ma andava decisamente forte.  Il lavoro era duro ed io imbranata... la paga inqualificabile. Nel giro di poco cerco la prima via di fuga anche da qui.   

 

Ed eccomi alla volta di una bella pasticceria in centro. I dolci erano a dir poco gustosi, il posto delizioso e il proprietario sembrava una brava persona,  per lo meno rispetto ai lupi poc'anzi incontrati. In realtà il proprietario non era contentissimo di me, dovevo diventare più veloce e meno imbranata, ma  intanto mi faceva lavorare.  Finché un giorno come tanti...  nel pulire la vetrina mi casca una torta di mele appena sfornata. Tento disperatamente di metterla insieme a mo di puzzle, ma nulla da fare.  Pur essendo ancora commestibile, poiché guizzata nella super pulitissima vetrina, era irrimediabilmente rovinata e invendibile. Per cui annuncio il danno al mio capo. E lui con la sua cuffia bianca e l´espressione da siculo stanco di esser venuto al mondo solo per sentir parlar di guai, mi disse: portatela a casa. Capii che quella era la mia buona uscita. Torno a casa triste col mio trofeo di imbranataggine e boccone dopo boccone me ne feci una ragione! La mia liquidazione era a dir poco squisita :).

 

Mi fiondo questa volta a far parte del popolo della notte tubingolese... più precisamente in una cantina Jazz, in cui tutto si suonava tranne che il Jazz. Mi sentivo molto eccitata da questa esperienza. Potevo bere cicchetti e vino a volontà durante il lavoro e le colleghe erano simpatiche e chiassose. Era tutto molto yeha e in quell'atmosfera mi sentivo un po' una ragazza del Coyote Ugly, solo un tantino più imbranata e in un posto più sfigato.  I clienti erano spesso super ubriachi e dunque avevano approcci stupidi, si finiva di lavorare tardi e ben presto l'entusiamo iniziale colò a picco. Per cui? Via anche da qui alla ricerca di nuovi orizzonti camerieriferi. 

E ecco che alla fine vengo accolta in un piccolo angolo di sole...

 

Letto 478 volte Ultima modifica il Giovedì, 17 Settembre 2015 15:27

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