Martedì, 09 Giugno 2015 13:03

 AEL.  TUTT’ EGUAL SONG’E CRIATUR

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I bambini sono tutti uguali.

 Non tutti, però, purtroppo, nascono con la stessa fortuna. I più fortunati, appunto, crescono grazie all’amore dei propri genitori, all’educazione che questi insegnano loro, alla possibilità di un’istruzione che parte dall’inizio fino ad arrivare ai livelli più alti, più ambiti, più prestigiosi. Un percorso che, a volte, non si ferma nemmeno con l’Università, ma che arriva a Master e tanto altro. Ma prima ancora di diventare grandi e di compiere questo cammino, c’è quella che dovrebbe essere la fase più bella della vita di ognuno di noi: l’infanzia. Periodo, teoricamente, felice, spensierato, in cui l’unico pensiero è con quale gioco giocare, con chi; e dove l’unica preoccupazione è quella di voler fermare il tempo, per far sì che l’ora dello spasso, dello svago, non termini mai. Ma, appunto, non per tutti è così. Solo i più fortunati possono avere il “privilegio” di giocare. Ebbene sì, purtroppo sì. Non dovrebbe essere così, tutti dovrebbero avere diritto al divertimento, alla felicità. L’unica vera felicità tangibile della vita, quella in cui si è bambini e ci si diverte, in modo semplice, senza troppe pretese.  Poi cresciamo e siamo sempre, continuamente, pieni di dubbi, incertezze. Alcuni bambini sono costretti a fare una vita che nessuno meriterebbe. Vivere nell’ignoranza del non saper distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato, nell’impossibilità di poter giocare, di sorridere e ridere, divertirsi con gli altri. Spesso nei confronti dei meno fortunati parte una discriminazione. Puntare il dito è semplice, lo è sempre stato. Fermarsi, invece, riflettere e rendersi conto che non hanno colpe è, per alcuni, difficile. Solo gli animi più sensibili, i più “educati” a guardare oltre, riescono ad accorgersene, a capire l’ingiustizia di cui molti sono vittima. Grazie, però, al progetto di inclusione sociale, in cui è inserita l’opera di Jorit, promosso dall’Ufficio Nazionale antidiscriminazioni razziali del Dipartimento delle Pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, realizzato con il supporto dell’Anci dal Comune di Napoli e daInward (Osservatorio che svolge ricerca e sviluppo nell’ambito della creatività urbana) , adesso i più possono aprire gli occhi su un tema così delicato. Un murales di Jorit AGOch, che raffigura una bambina rom, sulla facciata di un edificio di 20 m, a Ponticelli, dove furono bruciati i campi rom. Ecco, una di quei bambini meno fortunati di cui parlavamo precedentemente. Il titolo di questa grande opera da una nota canzone di Enzo Avitabile  “Tutt’ egual song ‘e criatur”; mentre “Ael” significa “colei che guarda il cielo”, in lingua romanì. La street art diventa sempre più importante e grazie ad essa, in particolar modo in questo caso, è possibile riflettere su temi verso i quali a volte c’è totale indifferenza. Bisogna dire sempre, ogni giorno, NO AL RAZZISMO, anche se ci può risultare più facile il contrario, giudicare, addirittura odiare. Andiamo oltre, guardiamo nei loro occhi, comprendiamoli, diamo loro una  speranza, anche se può sembrare non esserci. Ma non è così. Se tutti aprissimo gli occhi, e li rivolgessimo, insieme al nostro cuore, a chi ha meno possibilità di noi di vivere bene, qualcosa potrebbe cambiare. Non rimaniamo fermi sulle nostre idee e posizioni, rinnoviamole, stravolgiamole, cambiamo occhi e prospettiva. Apriamoci e doniamo, nel nostro piccolo, amore. Possiamo già farlo cominciando a dire no al razzismo e si alla comprensione. Ringrazio chi riesce a mettere in atto iniziative del genere, volte a sensibilizzare l’opinione di ciascuno. Che possa essere d’esempio per tutti e che riesca ad aprire mente e cuore. I BAMBINI, ricordiamolo ancora, SONO TUTTI UGUALI.

Letto 570 volte Ultima modifica il Martedì, 09 Giugno 2015 13:26

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